La storia

Era il 1871 quando il marchese Carlo Alfieri di Sostegno avanzò la proposta di creare “un istituto per l’insegnamento delle scienze morali e politiche” al fine di preparare i giovani alla vita pubblica. La Scuola di Scienze Sociali sorse così nel 1875, diventando la più antica istituzione d’Italia nell’ambito degli studi sulle scienze politiche e sociali. Con ciò si realizzava un’antica ispirazione risorgimentale, ovvero creare una classe dirigente all’altezza delle sfide interne e internazionali cui il nuovo Stato italiano era ormai chiamato dopo l’unificazione politica. Il modello di riferimento era la parigina École libre des Sciences Politiques, e gli insegnamenti fondamentali erano materie giuridiche, economiche e di una nascente scienza dell’amministrazione, ma anche insegnamenti destinati a creare le competenze precipue di un corpo diplomatico moderno. Ben presto sorse anche la Scienza politica.
Nel 1888 la Scuola fu sostituita dal Regio Istituto di Studi Superiori e assunse il nome di “Cesare Alfieri”, padre del fondatore, che era stato, fra l’altro, Presidente del Consiglio e poi Presidente del Senato nel Regno di Sardegna.

L’Istituto non aveva l’obbligo di sottostare alle direttive ministeriali nei programmi dei corsi e nel piano degli studi. Ciò fu reso possibile dal patrimonio di Carlo Alfieri, e delle sue eredi, che poterono sostenere gli ingenti oneri finanziari necessari per realizzare e mantenere una simile rivendicazione di autonomia.
Nel 1895 fu creato il biennio specialistico riservato ai diplomati del primo triennio, articolato in quattro settori di specializzazione: Economico-sociologico, Economico-amministrativo, Giuridico interno e Storico-giuridico internazionale.
Con la riforma dell’istruzione superiore, attuata con decreto del 30 settembre 1923, il Regio Istituto di Studi Superiori di Firenze, articolato in tre sezioni (Filosofia e filologia, Scienze matematiche fisiche e naturali, Medicina e chirurgia) fu trasformato in Università degli Studi e inserito nella categoria B, che comprendeva gli Atenei che godevano di sostegno finanziario misto, dello Stato e degli enti locali. L’Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” mantenne la propria autonomia, pur trasformato in Istituto Superiore, perché il decreto ministeriale non prevedeva la creazione di una Facoltà di Scienze Politiche. Dovette però dotarsi di un nuovo statuto, varato a decorrere dal 1° dicembre 1924 e approvato con R.D. del 18 aprile 1825, configurando l’Istituto come una Università libera che conferiva la laurea in Scienze sociali politiche ed economiche dopo quattro anni legali di corso. Nonostante le difficoltà dovute alla perdita di un’ampia quota di autonomia, l’Istituto riuscì a sopravvivere grazie anzitutto alla tenacia e alla determinazione delle eredi Alfieri, Adele e Luisa.
Gli anni Trenta furono però i più duri anche per il forzato inquadramento ideologico nel regime fascista e quindi per la definitiva immissione dell’Istituto, trasformato nel 1938 in Facoltà di Scienze Politiche, nell’Università di Firenze. La libertà di organizzare i piani di studio finì dopo che già era stata cancellata quella d’insegnamento: restò, quale unico residuo privilegio, quello di mantenere il nome “Cesare Alfieri”.

Con la fine del fascismo iniziò la ricostruzione anche per il “Cesare Alfieri”. A guidare questa rifondazione fu Giuseppe Maranini, il quale seppe reintrodurre gradualmente la flessibilità negli indirizzi di studio. Questa linea fu rafforzata e ampliata dalla riforma del 1969, a cui lo stesso Maranini contribuì. Furono introdotti cinque indirizzi, nell’unitarietà di fondo degli studi di scienze politiche: politico-amministrativo, politico-economico, politico-internazionale, politico-sociale, storico-politico.
Ma la Facoltà, nel breve volgere di pochi anni, cambiò volto: dalle 100 matricole degli anni Cinquanta e Sessanta si salì rapidamente alle diverse centinaia degli anni seguenti, fino alla punta massima di 1106 matricole registrata nell’anno accademico 1994-95. Altrettanto imponente fu la crescita del corpo docente: dai dieci ordinari (affiancati da circa venti incaricati) degli anni Sessanta si arrivò ai quasi cento (fra ordinari, associati e ricercatori) del periodo a cavallo fra i due secoli.
La “Cesare Alfieri”, ormai pienamente inserita nel sistema universitario nazionale, ne ha condiviso le vicende passando attraverso le diverse riforme che si sono susseguite negli ultimi anni. E serbando sempre il prestigio che si è vista riconoscere, in Italia e all’estero, grazie alla qualità dei suoi docenti e dei suoi laureati.